Basta con le passioni tristi! sabato, 07 novembre 2009  


Qualche giorno fa ho letto su "Repubblica" una bellissima intervista a
George Steiner su "l'importanza dei no". In essa l'Autore parte da una riflessione sulla nostra incapacità di dire un forte e chiaro no "alla brutalità della politica, alla follia delle ingiustizie economiche che ci circondano, all' invasione della burocrazia nella nostra vita quotidiana". Per rassegnazione, per una sorta di assurdo "fatalismo", tante persone "perbene" semplicemente rinunciano. Un atteggiamento che non riguarda solo i grandi temi sociali e politici.

Questa non appare un'epoca di passioni forti, di coinvolgimento, di partecipazione attiva. Anzi, spesso trionfa l'omologazione: quella del successo, del denaro, del potere facile (a conquistarsi e a perdersi). Eppure la precarietà mette la nostra generazione
di fronte a un insegnamento importante: cioè che dovremmo essere felici di quello che siamo, non di quello che facciamo, o guadagniamo. La prima è una forma molto più difficile, ma profonda, di felicità. In genere la società "rema contro" e ci porta a cercare e dare ben altro: quelle che si potrebbero definire "le passioni tristi". La via d'uscita non consiste in una "fuga dal mondo", anzi: si tratta piuttosto di accettare la sfida della diversità o, come scrive Steiner, dell'eccentricità.

Dice ancora lo studioso francese: 
«io ad esempio adoro il jazz, stare con il mio cane e andare per librerie antiquarie in cerca di antiche traduzioni dell' Iliade. Se qualcuno mi dice che sono modi sciocchi di passare il mio tempo, neppure rispondo. Perché sono convinto, al contrario, che essere presi per il collo da una passione, esserne posseduti, sia il dono più grande per un uomo. L'ho sempre detto ai miei studenti: coltivate le vostre eccentricità, ampliate gli spazi liberi del vostro spirito (...). Viviamo in un mondo in cui il valore dell' esistenza individuale pare dipendere unicamente dai riconoscimenti esterni. Io invece continuo a credere che una persona sia tale perché da sola, ogni mattina, si mette alla prova. Sapendo di andare incontro allo scacco, ma non arrendendosi ad esso. Nessuno l' ha detto meglio di Beckett: "fallire di nuovo, fallire meglio"».

Ecco, mi piace questa immagine di una passione trascinante che ti "prende per il collo" perché è più forte di te. Basta con le passioni tristi!
Con questo post AdamsRib trova nuovi significati all'aggettivo indimenticabile
e, non contenta, lo archivia in: res publica
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Commenti
#1    07 Novembre 2009 - 18:21
 
Bellissima immagine! Basta con i bisogni indotti, con i desideri imposti, con i sogni che non sono nostri! Che me ne frega di avere una nuova auto (io non voglio più nemmeno quella che ho già) dei vestiti costosi da esibire in locali assurdi dove non si parla, non si ragiona ma ci si ubriaca e ci si instupidisce soltanto, solo per il gusto di farsi vedere. Ma da chi, poi? E' vero, a me piace molto leggere, più di qualsiasi altra cosa, ma se arriverò al punto di non aver denaro sufficiente per acquistare libri, vorrà dire che rinuncerò a qualcos'altro che ritengo meno essenziale. Ne circondario, intanto, hanno cominciato già da tempo a guardarci come dei pazzi o degli alieni, ma è divertente guardare quelle facce e pensare: " Perché non sapete come state vivendo, e nobn ne comprendete nemmeno le ragioni".
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#2    07 Novembre 2009 - 20:17
 
Semplicemente detesto l'omologazione, anche perchè disistimo la maggioranza dei miei connazionali. Viviamo un regime videocratico che mira a spegnere la coscienza civica ed ogni spinta culturale, e ad imporre modelli di riferimento superficiali e volgari. Da sempre coltivo le mie passioni come beni molto cari, capaci di affrancarmi dalle brutture di una società dominata dall'ignoranza e dall'intolleranza.


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#3    07 Novembre 2009 - 20:31
 
Mi piace l'idea che ogni mattina ci si debba mettere alla prova,secondo me,è prova di carattere,e se non sempre si riesce a fare tutto bene,pazienza....si ricomioncia,la cosa importante e non perdere mai la voglia di mettersi in gioco...e stare bene con se stessi.
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#4    07 Novembre 2009 - 20:47
 
@Patty
Indovina chi l'ha scovata per me! Se vi prendono per pazzi, significa che siete sulla strada giusta!!!
@RW2.0
Con questo non voglio dire che perdere il lavoro o finire in cassaintegrazione sia una grande opportunità di... felicità. Senza minimizzare i problemi seri, credo che un modo diverso di concepire la propria armonia interiore sia una risorsa utile per affrontare anche i tempi bui. O almeno bisogna tentare!
@29febbraio
Sì, è prova di carattere e di voglia di crescere, sempre. S'impara a stare bene con se stessi a partire dalla famiglia, perchè lì ci si ama indipendentemente dai successi.
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#5    08 Novembre 2009 - 10:51
 
Non si puo' proprio concepire l'esistenza senza una passione. E a volte c'e' chi crede, come dice Patty, che le passioni degli altri siano da matti, oppure eccessive, o banali. Nel senso che anche saper fruire alla grande dei talenti altrui (gli scrittori, i registi) e' una passione, non meno nobile  di passioni piu' creative. Ma in fondo anche leggere e guardare un film sono atti creativi perche' non lo facciamo passivamente, ma con un dialogo interiore, con l'approfondimento dei pensieri, e poi ci confrontiamo con gli altri, ci scrivamo qualcosa, cerchiamo informazioni su cio' che abbiamo amato. Farne a meno sarebbe morire una parte fondamentali di se' stessi.

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#6    08 Novembre 2009 - 10:51
 
volevo dire FAR MORIRE....la foga del discorso, mannaggia!!!:o)
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#7    08 Novembre 2009 - 14:38
 
Ok, è ufficiale, io amo quest'uomo, anzi, di più, lo adoro alla follìa! Lo avessi conosciuto prima ne avrei sbattuto in faccia il geniale pensiero a tutti quei compagni di classe che mi trovavano eccentrica e strana. Evviva l'originalità e al diavolo la "mariadefilippitudine"!
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#8    08 Novembre 2009 - 18:03
 
@aleike
Se uno è appassionato di libri, vecchi film, lirici greci, miscele di tè, gatti, storia antica, o uncinetto beh sì, può apparire un po' folle agli occhi di certe persone, coi tempi che corrono! Accendiamo la TV e osserviamo quali "passioni" ci vengono propinate. Tutto il contrario di quel pizzico di eccentricità che ci rende unici. Oggi la diversità fa più paura, anche perché è molto impegnativa da gestire
@Tzugumi
Esatto, la mariadefilippitudine rende benissimo l'idea! Con questo non voglio fare un discorso di migliori e peggiori, anche se in un modo o nell'altro finisco sempre con l'apparire un po' snob . A me basta che ognuno si senta libero di essere quello che è, modelli a parte, perché credo che sia il modo migliore per vivere!
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#9    10 Novembre 2009 - 18:52
 
Ottima riflessione Simona, bisognerebbe partire anche dal web, spesso demonizzato, censurato, mutilato, in cui le energie vengono spesso represse o disperse piuttosto che valorizzate.

un caro saluto
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#10    12 Novembre 2009 - 16:52
 



Franceso Alberoni sul Corriere
del 31 agosto 2009 scriveva:


La vitalità è una forza interiore, un’energia che vuole la vita e tra­smette vita. Si manifesta nel modo più semplice come gioia di esserci, entusia­smo, ottimismo.
Ci sono delle persone che si svegliano liete al mattino ed esco­no di casa aperte, curiose verso il mon­do. Queste stesse persone sanno anche fronteggiare le situazioni più difficili e i più gravi pericoli.
Naturalmente an­che loro soffrono, anche loro hanno pa­ura, però non si abbandonano alla di­sperazione, ma riflettono, esplorano, cercano delle nuove soluzioni, e alla fi­ne trovano una via d'uscita.

......

Chi non crede, chi non ha passioni, chi non sa amare, non sa sognare, non sa donare, non pro­duce nulla e non lascia nulla.


ciao simo**
bananae

 
utente anonimo

#11    12 Novembre 2009 - 19:35
 
@Damiani
Vero, bisognerebbe partire da qui!
@bananae
Ciao!! Grazie per l'articolo che citi, condivido!
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