
Qualche giorno fa ho letto su "Repubblica" una bellissima intervista a George Steiner su "l'importanza dei no". In essa l'Autore parte da una riflessione sulla nostra incapacità di dire un forte e chiaro no "alla brutalità della politica, alla follia delle ingiustizie economiche che ci circondano, all' invasione della burocrazia nella nostra vita quotidiana". Per rassegnazione, per una sorta di assurdo "fatalismo", tante persone "perbene" semplicemente rinunciano. Un atteggiamento che non riguarda solo i grandi temi sociali e politici.
Questa non appare un'epoca di passioni forti, di coinvolgimento, di partecipazione attiva. Anzi, spesso trionfa l'omologazione: quella del successo, del denaro, del potere facile (a conquistarsi e a perdersi). Eppure la precarietà mette la nostra generazione di fronte a un insegnamento importante: cioè che dovremmo essere felici di quello che siamo, non di quello che facciamo, o guadagniamo. La prima è una forma molto più difficile, ma profonda, di felicità. In genere la società "rema contro" e ci porta a cercare e dare ben altro: quelle che si potrebbero definire "le passioni tristi". La via d'uscita non consiste in una "fuga dal mondo", anzi: si tratta piuttosto di accettare la sfida della diversità o, come scrive Steiner, dell'eccentricità.
Dice ancora lo studioso francese: «io ad esempio adoro il jazz, stare con il mio cane e andare per librerie antiquarie in cerca di antiche traduzioni dell' Iliade. Se qualcuno mi dice che sono modi sciocchi di passare il mio tempo, neppure rispondo. Perché sono convinto, al contrario, che essere presi per il collo da una passione, esserne posseduti, sia il dono più grande per un uomo. L'ho sempre detto ai miei studenti: coltivate le vostre eccentricità, ampliate gli spazi liberi del vostro spirito (...). Viviamo in un mondo in cui il valore dell' esistenza individuale pare dipendere unicamente dai riconoscimenti esterni. Io invece continuo a credere che una persona sia tale perché da sola, ogni mattina, si mette alla prova. Sapendo di andare incontro allo scacco, ma non arrendendosi ad esso. Nessuno l' ha detto meglio di Beckett: "fallire di nuovo, fallire meglio"».
Ecco, mi piace questa immagine di una passione trascinante che ti "prende per il collo" perché è più forte di te. Basta con le passioni tristi!






















