Guarda intorno a te sabato, 21 novembre 2009  

L'Avvento è alle porte e non ho voglia di parlare di cose troppo serie o tristi. Non perchè a Natale si diventa tutti più buoni (magari!): voglio solo predisporre il mio animo a pensieri positivi e a nuovi progetti. Questa stagione mi riconcilia sempre col resto del mondo. Nel tempo libero, mi basta accendere delle candele profumate e colorate, mettere su il bollitore per il tè, ascoltare Ella Fitzgerald, pensare a cosa preparare di buono per i giorni di festa del prossimo mese, leggere un buon libro, guardare qualche vecchio film (e arrivare alla fine della quinta stagione di Lost!).

Possibilmente cerco di non vedere TG e di tapparmi le orecchie se qualcuno comincia a fare il piazzista stile televendita. Rimango semmai un po' perplessa da quante volte, di recente, mi sono trovata d'accordo con Gianfranco Fini e mi domando se la mia è una malattia grave. A proposito di bacilli, ho deciso di ignorare qualsiasi riferimento tragico o grottesco alla famigerata influenza di Topo Gigio, perché tanto io le mani me le lavavo benissimo anche prima. L'unica cosa differente è che adesso penso subito al film "Basta che funzioni" di Allen, dove il protagonista Boris ogni volta che si lava le mani canta per due volte di seguito Happy Birthday to you.

Mi accorgo che la mia scala di valori è cambiata: cose a cui tenevo sono diventate insignificanti, altre tenute in secondo piano si sono trasformate in punti fermi. Pregustare una bella tavola imbandita intorno alla quale festeggiare con le persone care e che amo; pensare che (a parte i soliti crucci) in fondo stiamo bene: sì, questo è semplicemente...


Meraviglioso!
Ma guarda intorno a te
che doni ti hanno fatto:
ti hanno inventato
il mare...
Tu dici non ho niente
Ti sembra niente il sole,
la vita, l’amore?
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Piccole meraviglie del vivere giovedì, 12 novembre 2009  


Ieri pomeriggio ero a Nervi per una riunione di lavoro. Era davvero una giornata da "estate di San Martino", mite e luminosa.
Quanto amo questa stagione?! Il quartiere di Nervi è di per sé un gioiellino, con la piccola stazione costruita vicino al mare. Dato che, tanto per cambiare, alcuni treni erano in ritardo, mi sono seduta su una panchina (qui potete vedere dove: si tratta del terzo binario, il più vicino all'acqua!), in attesa di scoprire il destino del mio viaggio di ritorno. So di non essere molto originale, ma non posso resistere dal dirvi quanto il panorama fosse  incantevole. Si poteva ammirare un'ampia porzione di Riviera, da ponente e levante: il mare blu, il sole che iniziava a tramontare fra le nuvole sparse all'orizzonte, alcune navi in lontanza, un uomo che attraversava il tratto di costa in canoa (complimenti!), il cielo arancio e violetto. Praticamente una cartolina, ma viva. C'era silenzio, anzi dovrei dire pace. Accanto a me, un nonno col suo nipotino sembravano altrettanto suggestionati dalla luce e dai colori. Ecco, di fronte a un quadro del genere non posso non percepire l'esistenza di Dio: non ci sono quadri, né altari, né sculture, né croci che tengano. Non lo scrivo perché l'Avvento è vicino e magari il cuore si è già lasciato un po' andare a quelli che possono sembrare stereotipati pensierini sul Natale. E' piuttosto una sensazione simile a quando sentiamo che l'attesa di un regalo, di una sorpresa, è immensamente più bella del momento in cui "sapremo" di cosa si tratta.

Io penso che ogni volta che ci ricordiamo di notare una simile, gratuita bellezza, ci tuffiamo nella nostra semplice umanità e sentiamo quella particolare, rara gioia che viene dal... niente, cioè dall'essere contenti di niente.  Forse proprio "niente" non è.
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Basta con le passioni tristi! sabato, 07 novembre 2009  


Qualche giorno fa ho letto su "Repubblica" una bellissima intervista a
George Steiner su "l'importanza dei no". In essa l'Autore parte da una riflessione sulla nostra incapacità di dire un forte e chiaro no "alla brutalità della politica, alla follia delle ingiustizie economiche che ci circondano, all' invasione della burocrazia nella nostra vita quotidiana". Per rassegnazione, per una sorta di assurdo "fatalismo", tante persone "perbene" semplicemente rinunciano. Un atteggiamento che non riguarda solo i grandi temi sociali e politici.

Questa non appare un'epoca di passioni forti, di coinvolgimento, di partecipazione attiva. Anzi, spesso trionfa l'omologazione: quella del successo, del denaro, del potere facile (a conquistarsi e a perdersi). Eppure la precarietà mette la nostra generazione
di fronte a un insegnamento importante: cioè che dovremmo essere felici di quello che siamo, non di quello che facciamo, o guadagniamo. La prima è una forma molto più difficile, ma profonda, di felicità. In genere la società "rema contro" e ci porta a cercare e dare ben altro: quelle che si potrebbero definire "le passioni tristi". La via d'uscita non consiste in una "fuga dal mondo", anzi: si tratta piuttosto di accettare la sfida della diversità o, come scrive Steiner, dell'eccentricità.

Dice ancora lo studioso francese: 
«io ad esempio adoro il jazz, stare con il mio cane e andare per librerie antiquarie in cerca di antiche traduzioni dell' Iliade. Se qualcuno mi dice che sono modi sciocchi di passare il mio tempo, neppure rispondo. Perché sono convinto, al contrario, che essere presi per il collo da una passione, esserne posseduti, sia il dono più grande per un uomo. L'ho sempre detto ai miei studenti: coltivate le vostre eccentricità, ampliate gli spazi liberi del vostro spirito (...). Viviamo in un mondo in cui il valore dell' esistenza individuale pare dipendere unicamente dai riconoscimenti esterni. Io invece continuo a credere che una persona sia tale perché da sola, ogni mattina, si mette alla prova. Sapendo di andare incontro allo scacco, ma non arrendendosi ad esso. Nessuno l' ha detto meglio di Beckett: "fallire di nuovo, fallire meglio"».

Ecco, mi piace questa immagine di una passione trascinante che ti "prende per il collo" perché è più forte di te. Basta con le passioni tristi!
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La poesia è scomoda lunedì, 02 novembre 2009  


La notizia si è sparsa velocemente e, come spesso accade, l'ho appresa collegandomi a facebook ancor prima di aprire la pagine di un quotidiano online. Conobbi la poesia di
Alda Merini per caso, da studentessa universitaria, all'epoca in cui si iniziò a parlare con maggiore frequenza delle condizioni d'indigenza in cui si trovava, rispolverando la legge Bacchelli. Si è molto chiaccherato sulla sua malattia, insistendo sul rapporto "genio-follia" con non poca superficialità. Essere internata in un manicomio non fu uno strano dono di qualche fata bizzarra. Essere prigioniera del silenzio, mentre delle figlie piccole l'attendevano a casa, non fu un'esperienza artistica. La malattia non lo è mai e se rende speciali, lo fa ad un prezzo altissimo. Piuttosto si potrebbero approfondire le vere motivazioni in base alle quali una persona può ritrovarsi in un simile incubo, lungo l'arduo percorso del "guarire".
Il talento di Alda fu precoce ed ebbe la fortuna d'incontrare persone - Giacinto Spagnoletti (che la scoprì), Giorgio Manganelli, Michele Pierri - che la compresero, sostenendola. I suoi versi sono carichi di sensualità e misticismo, intrecciati di luce e di buio, intensi, intuitivi. Chi ha avuto la possibilità di vederla e ascoltarla, magari alla tv, con la sigaretta fra le dita, ha riconosciuto subito la sua spontaneità. "Il poeta soffre molto di più. Però ha una dignità... non si difende neanche. E' bello accettare anche il male. Una delle prerogative del poeta - che è stata anche la mia - è non discutere mai da che parte venisse il male: l'ho accettato ed è diventato un vestito incandescente, è diventato poesia, fuoco d'amore per gli altri" ha detto in un'intervista. E ancora: "La poesia è scomoda, come il fumatore. La gente non sogna più, non ha più tempo... quindi il poeta è un lazzarone!". Ecco il suo disincanto, la sua umanità. Buon viaggio, Alda.


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La fiducia è ancora una virtù domenica, 25 ottobre 2009  


Da un po' di tempo a questa parte mi sembra di non riuscire a tenere il conto dei giorni. Sarà che una bella influenza mi ha attaccata di sorpresa facendomi perdere le coordinate, ma se penso che il mio ottobre è già quasi finito stento a crederci. Un anno fa iniziavo una nuova vita, in una nuova casa e in una "nuova" città (lo metto fra virgolette, perchè Genova mi è sempre stata familiare). Facevo un lavoro, mentre adesso ne svolgo un altro; archiviavo definitivamente alcuni libri risalenti al periodo del dottorato, mentre adesso mi ritrovo a studiarne di nuovi. Un anno fa ero ancora (per poco) nubile! Cosa succede? Succede che si chiude un  progetto (uno, o due, o tre...) e se ne apre un altro. Questo va benissimo, però ogni tanto mi devo fermare a pensare, a consolidare ciò che è stato acquisito.

Attorno a me la situazione è ancora più ingarbugliata. L'ultima puntata di Annozero mi ha fatto provare, se possibile, uno sconforto ancor più grande: perchè riconosco sin troppo bene quella rabbia, quella sensazione strisciante di precarietà che s'insinua nell'esistenza, stravolgendola. Bisogna restare molto saldi per non farsi sopraffare. Bisogna far riferimento a valori più alti, comuni. Anche in questo caso la politica non ci viene in soccorso: come ha scritto Gad Lerner, "la relazione fra potere e sessualità in Italia ha assunto connotati parossistici e degradanti". Sia a destra che a sinistra, per par condicio. Un'amica mi scrive che vicino a casa sua, nella sede del PD, la fila degli elettori delle primarie si allunga sempre più. Non mi aspettavo una grande partecipazione. Se il "popolo dell'opposizione" ha deciso comunque di farsi coraggio (e ce ne vuole)  per lanciare un segnale, significa davvero che gli elettori di questo partito sono di gran lunga migliori dei vari candidati, segretari, responsabili. Ci vorrà una massiccia dose di senso della responsabilità per non tradirli (un'altra volta).

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Così d'improvviso giovedì, 08 ottobre 2009  


Il tempo non invecchia una fotografia dove appari come sei sempre stato: giovane, molto giovane, e caro. Sin troppo facile da amare per quei tuoi vent'anni così intensi, così pieni di vita che ancora oggi, dieci anni dopo, sento che solo l'averli sfiorati ha cambiato il mio percorso per sempre.

Sai, l'altra sera finivo di leggere "Insieme", il libro che Enrico Casarini ha dedicato al duetto di Mina e Battisti nella trasmissione televisiva Teatro 10, il 23 aprile 1972. Ho voluto vedere i video di quella puntata e il timido Lucio che per primo canta "I giardini di marzo". Una dei brani della mia adolescenza, quando vissi "il periodo Battisti" e ascoltai tutto, ma proprio tutto quello che era stato pubblicato. Ho riletto le testimonianze della sua decisione di ritirarsi nella sala d'incisione, senza bagni di folla; il ricordo del grande Mogol e la bellissima, breve lettera che Mina scrisse  col suo inconfondibile stile pochi giorni la scomparsa del grande cantante, nella quale raccontava  del "folle" progetto di un nuovo concerto da fare insieme. "Non importa - diceva - vorrà dire che la cosa è solo rimandata".

Dieci anni fa riascoltavo Adriano Celentano cantare "L'arcobaleno", il dolcissimo brano dedicato all'intramontabile Lucio; pensavo che la musica se non può guarire, di certo può consolare, esprimendo meravigliosamente sentimenti per i quali le semplici parole sono come il balbettìo di un bambino. E ancora oggi, per me, è così.

Mi manchi tanto amico caro davvero
e tante cose son rimaste da dire
ascolta sempre e solo musica vera
e cerca sempre se puoi di capire
.
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Eppur qualcosa si muove domenica, 27 settembre 2009  


Fra poche ore si concluderà la seconda edizione genovese di "Fa' la cosa giusta!" la fiera dell'economia solidale. Visitandola ho potuto toccare con mano la varietà e il dinamismo dell'universo "alternativo":  la Liguria si rivela particolarmente vivace sotto questo profilo e vorrei che se ne parlasse di più, soprattutto in un periodo come questo. Molti dei visitatori, probabilmente la maggioranza, erano già orientati; gli altri hanno fiutato la novità, assaggiando i cibi biologici e autoprodotti; sono poi tornati a casa  coi volantini e una bella bottiglia di vetro per "l'acqua del bronzino" (cioè quella del rubinetto!). Forse è presto per dirlo, eppur qualcosa si muove. Prendiamoci il lusso di essere ottimisti, una volta tanto. 

Anche il nostro circolo genovese del Movimento della decrescita felice era presente con uno stand. Nel pomeriggio di sabato si è tenuto un seminario sulla decrescita che mi ha piacevolmente colpita, come mi aspettavo, non solo perchè finalmente ho potuto ascoltare di persona Maurizio Pallante (il fondatore del movimento in Italia), ma anche per altri tre  motivi. Il primo, la partecipazione. L'area allestita per l'occasione nel cuore dello spazio espositivo era piena di persone attente e curiose, con un'alta percentuale di genitori e bambini piccoli, con buona pace della crisi demografica. Il secondo, l'aver appreso che Genova è la prima città d'Italia ad essersi dotata di un assessore (donna) alla decrescita. Il terzo, la bellissima relazione di un giovane educatore dell'Ecoistituto di Cesena, il quale ci ha parlato della scuola come dovrebbe essere... e come talvolta effettivamente possa funzionare (per fortuna). Non ho potuto trattenermi dal complimentarmi con lui per il lavoro pedagogico che sta portando avanti col suo gruppo, frutto degli insegnamenti di Gianfranco Zavalloni e della sua "pedagogia della lumaca". Abbiamo parlato della nostra amata Maria Montessori, la quale un secolo fa aveva capito tutto (peccato che qui in Italia non siamo stati così solerti come in altri paesi nel sviluppare il suo pensiero), dell'importanza della pratica e dell'esperienza diretta a scapito delle teorie fumose, slegate dalla vita vera.

Il cammino è lungo e l'eventualità di lasciarsi sedurre dal piacere di coltivare il proprio orticello è  sempre in agguato. Io non credo nelle rivoluzioni repentine, nei governi che improvvisamente diventano lungimiranti, ma nel fare quotidianamente il meglio possibile secondo le proprie possibilità. Perchè come ha detto giustamente uno dei volontari, qui si tratta di fare la cosa giusta, non di "non fare la cosa sbagliata".
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Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge mercoledì, 16 settembre 2009  


L'altra sera pensavo alla prima volta in cui ho letto un quotidiano. Non sfogliato - quello l'ho fatto molto prima, per imitare papà - ma letto sul serio. Ero una ginnasiale curiosa come una scimmia e melodrammatica come un personaggio del romanzo gotico inglese: mix potenzialmente esplosivo che infatti non ha tardato a dare i suoi risultati. Ora le notizie le leggo prima su internet, la mattina, appena sveglia, e cerco di farlo rapidamente, per rendere l'operazione la meno dolorosa possibile. La differenza sostanziale sta nell'animo che una volta era fiducioso al limite dell'inverosimiglianza, tutto imbevuto di ideali democratici, repubblicani e siamotuttiugualidavantiallalegge, mentre adesso si sbilancia fra l'attonito e il desolato. Ora, questa cosa che sono quasi riusciti a togliermi la voglia di sognare mi fa notevolmente inviperire, anche perchè fa tanto trentenne disillusa, ed essendo vicino il mio compleanno sensazioni del genere possono essere pericolose. Amare, acide. E ci sono periodi, si sa, in cui le zollette di zucchero cominciano a scarseggiare, prosciugate dall'onnipresente parola "crisi" che ti afferra metaforicamente per il collo e stringe, stringe sino a quando non ti sei quasi rassegnato.

Ma qui sta il punto. Sono geneticamente programmata a non riconoscere il concetto di rassegnazione. Credetemi se vi dico che ci ho persino provato, mi sono applicata, ma niente. La realtà è questa qui? Ah sì? Vuoi vedere che io ti faccio una modifichina qui, un piccolo spostamento lì e alla fine, anche se non è proprio come la volevo io, perlomeno neppure lei è rimasta la stessa? Così siamo pari. Tiè. Perchè io di cose veramente importanti ne ho apprese ancora troppo poche, però ho capito che bisogna sempre dare la precedenza alla vita, non solo perchè ne abbiamo solo una e non esistono scontrini per il cambio, ma soprattutto perchè si tratta del nostro unico, vero compito. I problemi, i dispiaceri sono garantiti, ma proprio per questo motivo, quando non sappiamo bene cosa fare, dobbiamo sempre scegliere la strada che ci farà vivere pienamente, intensamente. Magari provare a lanciarsi in un progetto nuovo, perchè non è mai troppo tardi, né inutile. L'apatia, l'egocentrismo, il disfattismo, quelli sono inutili. L'anima guerriera di Adam's Rib è pronta per una nuova impresa.
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Fratelli d'Italia, l'Italia s'arresta lunedì, 31 agosto 2009  


L'estate sta finendo, lo sai che mi va. Parafrasando i Righeira, il prossimo arrivo dell'autunno mi regala sempre un po' di ottimismo, speranza e progettualità. E ce n'è bisogno per tutti. Strana estate, questa. Abbiamo assistito a una serie di colpi di calore che hanno mandando in cortocircuito i cervelli. Si è di nuovo sparlato del nostro povero inno, il caro, vecchio Canto degli italiani che Mameli e Novaro idearono con tanta passione: se avessero saputo come sarebbe stato bistrattato in futuro, non ci avrebbero creduto. Quelli erano anni di lotta, sacrificio, entusiasmo e condivisione di ideali. Loro avevano scelto di scommettere sugli italiani e la posta fu alta. Ora gli italiani scommettono sul superenalotto.

Fra poco cadrà l'anniversario dell'Unità d'Italia e non ce ne può fregar di meno. Un vero programma non esiste. Quel poco che è stato abbozzato, sarà ridimensionato. All'Università la domanda sulle guerre d'indipendenza italiane era una delle più temute. Perchè quando si parlava d'indipendenza tutti pensavano, semmai, agli americani. Ah sì, i moti rivoluzionari, le giornate di Milano, porta Pia...quella roba lì. Vuoi mettere con Benjamin Franklin? Molto più figo di Silvio Pellico, per dire. Il problema è che noi non abbiamo il senso della comunità. Una triste realtà svelata, ad esempio, dall'altissimo tasso di evasione fiscale. A molti non sfiora il pensiero che una frode contro lo stato sia anche una frode contro tutti noi. Che la furbizia sia un valore lo si capisce dall'atteggiamento stesso dei governanti. Nello spirito di chi è senza peccato scagli la prima pietra si finisce col tacere o far finta di niente: se nessuno è meglio degli altri, che senso ha giudicare? E tutto diventa normale.

Ora, mi dispiace tornare dopo una lunga pausa sfornando solo parole amare. Così chiudo in bellezza affermando che ad agosto ho letto uno dei libri migliori del mio 2009: In viaggio contromano. The Leisure Seeker, di Michael Zadoorian. Una storia d'amore bellissima on the road.  Anche se i due protagonisti insieme fanno più di centoventi anni. Zuccheroso? No, per niente. Spassoso e commovente insieme, in una parola: intelligente. Per certi versi mi ha ricordato il delizioso film Little Miss Sunshine. Prendetevi una bella boccata d'ossigeno. E buon viaggio!

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Agosto domenica, 02 agosto 2009  
L'estate è affascinante, per carità. Si possono fare delle belle gite, lavorare un po' di meno, vestirsi finalmente più leggeri e godersi le giornate lunghe e dolci. Peccato che faccia un caldo terribile. Ogni anno, quando arriva questo mese, francamente non lo sopporto più: comincio a sognare settembre e l'autunno (la mia stagione preferita). Per rimediare a tutto ciò fra pochi giorni fuggiremo in montagna, in un agriturismo immerso nella pace e nel verde.
Quindi vi auguro buone vacanze, ovunque deciderete di trascorrerle, magari a casa, in una città un po' meno caotica.
Arrivederci e... come direbbe il signor Spock, lunga vita e prosperità!
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